Nippon Kempo Como

Vai ai contenuti

Menu principale:

Home Page
Sabato 16 Gennaio 2016 selezione per il campionato mondiale in Messico

Campionati Italiani Villa Cortese 2016
senior blu marrone  Andrea Stano 2°
senior gialle - verdi  Stefano Vignoni 2°
senior ragazze         Chaira Murone  2°
                            Ilaria Vignoni   3°
juniores 13 -15 anni  Martino            1°



 

In generale, tutte le discipline di combattimento a mani nude praticate oggi in Giappone (e note nel
resto del mondo), quali il Karate, il Judō, l'Aikidō, il Nippon Kempo derivano dal Budō e ad esso sono ancora stretta-
mente connesse.
Nelle arti marziali, lo Zen e la meditazione aiutano a raggiungere la piena consapevolezza di sé: il
kempoka, così come il judōka (così come il Samurai), deve trovare l'armonia tra il proprio spirito e
ciò che lo circonda. In questo modo le azioni compiute non andranno a minare lo stretto legame tra
la mente e il corpo.
La consapevolezza di sé è essenziale tanto per il movimento, quanto per lo sviluppo della capacità di
osservare l'avversario e individuare aperture da sfruttare a proprio vantaggio. Quando si è pienamen-
te consapevoli delle proprie tecniche, delle proprie abilità e dei propri limiti, si potrà raggiungere lo
stato di Mushin (non-mente), ovvero la totale alienazione della mente da tutte quelle influenze ester-
ne e interne che possono andare ad influenzare l'armonia mente-corpo e a destabilizzare l'equilibrio.
Nello stato di Mushin è possibile combattere in modo armonico
senza bisogno di pensare alle mosse, senza paure né ripensamenti.
Questa consapevolezza di sé si raggiunge tramite lo Zazen, che aiu-
ta a liberarsi di tutte le influenze spirituali a ritornare in sé, ad
ascoltare la propria interiorità: la meditazione e le arti ad essa con-
nesse sono rispettose dell'esistenza spirituale dell'individuo. “Ri-
spetto” inteso come armonia con sé e con gli altri: ferire una perso-
na nel combattimento, così come nel quotidiano, provoca una disso-
nanza nell'individuo, poiché va contro la sua natura di essere umano
sempre alla ricerca dell'armonia, non del conflitto.
Essendo derivate dalle tecniche Samurai, le arti marziali moderne
sono divise in due sezioni: quella dei Jutsu, cioè delle tecniche di
combattimento vere e proprie, e quella del Dō, cioè la via del perfe-
zionamento spirituale. Del Dō fanno parte, oltre che alle pratiche di
meditazione, anche tutte le norme dell'etichetta allievo/Sensei ( 先
生, “maestro”), che devono essere rispettate all'interno del Dōjō (道
場, “luogo in cui si insegue la via”), la palestra in cui si viene adde-
strati. Questi precetti non vogliono limitare la libertà di azione del
singolo individuo, ma hanno lo scopo di liberare la mente dalle in-
fluenze esterne mediante la concentrazione e la ripetizione di gesti
e atteggiamenti. Nei Dōjō addestramento tecnico e trasformazione
interiore vanno di pari passo.
Il combattimento è il risultato finale: gesti e mosse diventano auto-
matici, incertezze e paure vengono escluse dall'animo, ci si scontra non solo con l'avversario, ma
con se stessi e la propria energia.
Nel combattimento, come nel resto della vita, il praticante di arti marziali deve rifuggire l'aggressivi-
tà e l'arroganza: l'anima umana è portata per natura a non voler ferire, a mantenere l'armonia. Per
questa ragione le arti marziali vanno usate solo in caso di estrema necessità, con l'intento di fermare
l'avversario, non di ferirlo o di ucciderlo.
Colui che è saggio
vive con la semplicità dell'acqua.
Questa non si inchina a nessuno,
eppure permane immutabile ed eterna.
Si adegua ad ogni recipiente
senza sminuirsi di valore,
con il freddo si indurisce come il diamante.
E' fragile ed impetuosa,
utile ed armoniosa.
Porta con sé la linfa vitale del divenire,
senza superbia né vanità.
 
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu